« Signore, da chi andremo ? Tu hai parole di vita eterna » Gv 6,68



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Mercoledì della IV settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
Lettera a Diogneto (ca 200)
Cap. 9; SC 33 bis, 68

"Cercavano di ucciderlo perché... chiamava Dio suo Padre"

      Dio ci ha permesso fino a questi tempi, che sono gli ultimi (Eb 1,2),  che fossimo travolti dalle inclinazioni disordinate, trascinati dai piaceri e dalle passioni. Non si compiaceva affatto dei nostri peccati, ma ci sopportava e non approvava quel tempo d'iniquità. Preparava però il tempo della giustizia perché noi fossimo convinti che in quel periodo, per le nostre opere, eravamo indegni della vita, di cui ora  diventiamo degni solo per effetto della bontà divina...

      Non ci ha odiati, né respinti... ha avuto pietà di noi, ha preso su di sé le nostre colpe e ha dato il suo proprio Figlio in riscatto per noi: il santo per gli empi, l'innocente per i malvagi, "il giusto per gli ingiusti" (1Pt 3,18), l'incorruttibile per i corrotti, l'immortale per i mortali. Cosa, altro che la sua giustizia, avrebbe potuto coprire i nostri peccati? In chi avremmo potuto essere giustificati..., se non per mezzo del solo Figlio di Dio? Dolce scambio, opera insindabile, beni inattesi! Il crimine di un gran numero è coperto dalla giustizia di uno solo e la giustizia di uno solo giustifica numerosi colpevoli. Nel tempo passato, ha convinto la nostra natura dell'incapacità a ottenere la vita; ora ci ha mostrato il Salvatore capace di salvare anche l'impossibile. Con queste due cose ha voluto che ci fidiamo della sua bontà e lo consideriamo nostro sostentatore, padre, maestro, consigliere, medico, mente, luce, onore, gloria, forza, vita, senza preoccuparci del vestito e del cibo.



 
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